Relazione tecnica del processo di Anodizzazione.
Chi conosce il
settore sa che è una lavorazione tra le più comuni, ma va eseguita con
professionalità e competenza.

I
particolari da lavorare vengono posizionati in appositi ganci di
alluminio oppure di titanio ed il primo passaggio di lavorazione
avviene nella vasca di sgrassaggio contenente detersivo sgrassante
industriale alla temperatura di circa 70°-80° c. Lo scopo di questo
passaggio è quello di eliminare dalla superficie dei particolari ogni
traccia di sostanza organica quali olii e grassi.
Successivamente
si effettua la satinatura chimica, cioè il trattamento utilizzato per
dare alla superficie un aspetto uniformemente opaco-satinato. La
soluzione di satinatura è costituita da soda caustica (40-60 gr/lt) con
aggiunta di additivi necessari ad ottenere l'aggressione al
materiale e a conferirgli una finitura superficialmente molto fine,
esteticamente apprezzabile. La temperatura della soluzione è di 50°-60°
c.
Il materiale da anodizzare, dopo i trattamenti
alcalini di
sgrassaggio, satinatura chimica e relativi lavaggi in acqua
pulita, viene immerso brevemente nella cosiddetta vasca di
neutralizzazione acida. Lo scopo è di eliminare gli idrossidi
insolubili che sono comparsi sulla superficie del pezzo in seguito ai
trattamenti alcalini.
A questo punto i particolari vengono immersi nella
vasca di
ossidazione anodica; tale processo consiste nell'immergere i
particolari di alluminio in vasche contenenti acido solforico,
collegato al polo positivo (anodo) di un opportuno generatore
di
corrente continua. Il suo volume dovrebbe essere
teoricamente di 3
litri per ogni ampère di corrente che si propaga nel
liquido. Ai
lati della vasca si trovano i catodi (poli negativi in materiale di
piombo oppure in lega di alluminio). Il pezzo una volta immerso si
trova pertanto sottoposto ad una differenza di potenziale tra anodo e
catodo dove l'acido solforico ha la funzione di condurre la corrente al
pezzo stesso. Da questo momento i particolari iniziano ad ossidarsi
chimicamente aprendo i micropori esistenti sulla superficie del
materiale dove, nel tempo, si forma lo spessore dell'ossido (n.b. in
profondità), la quale misura si esprime in micron (millesimi di
millimetro).
La normativa Europea UNI 10681-98 (ex UNI 4522-66)
prevede attualmente 4 classi di spessore dell'ossido:
- 5 micron per parti
architettoniche per usi interni non soggette a manipolazioni frequenti;
- 10 micron per parti architettoniche esposte
all'atmosfera rurale o urbana con manutenzione periodica (non
industriale);
- 15 micron per parti architettoniche esposte
all'atmosfera industriale o marina;
- 20 micron per parti architettoniche esposte
all'atmosfera industriale o marina (strato rinforzato).
(oltre 20 micron si può formare il
cosiddetto super-ossido
conferendo alla superficie una forte rugosità e uno strato di polvere
che può essere rimosso, ma la superficie resta ombrata e con difetti di
finitura non uniforme).
La scelta dello spessore va concordata con
l'utilizzatore e dipende
dal grado di aggressibilità dell'ambiente nel quale il materiale andrà
collocato. L'ossido di alluminio è trasparente, poroso, dielettrico e
diventa pressochè inerte agli agenti atmosferici dopo aver subito un
opportuno trattamento di fissaggio. La qualità e le proprietà
dell'ossido anodico dipendono dalle variabili che possono influenzare
le caratteristiche e cioè:
- Concentrazione dell'acido solforico (180-200
gr/lt)
- Densità di corrente (1 ampère/dm2)
- Durata del trattamento (variabile in funzione
dei micron richiesti)
- Temperatura del bagno (18°-20° c.)
- Contenuto d'alluminio disciolto nell'acido
(18-20 gr/lt)
- Agitazione del bagno (con aria)
- Presenza d'impurità estranee
superficiali.
Il nostro impianto di ossidazione è
dotato di computer per
l'impostazione ed il controllo dei micron richiesti dal committente. Al
termine del processo si verifica, con un apparecchio elettronico
denominato spessimetro, che lo spessore dell'ossido sia come stabilito
(controllo fatto a campione).
L'operazione finale è il fissaggio: la resistenza
nel tempo del
materiale sottoposto ad ossidazione anodica, dipende in maniera
essenziale dall'efficacia di questo trattamento. Il principio sul quale
si basa consiste nel chiudere i pori dello strato di ossido anodico per
riempimento ed inertizzazione mediante reazione chimica con opportune
sostanze. Generalmente la composizione del fissaggio è formata di
additivi. Negli ultimi anni la Normativa Europea, per certificare la
qualità del prodotto finito, impone un lavaggio in acqua decalcificata
a 50°-60° c. come ultimo trattamento al fine di migliorare l'operazione
di fissaggio dell'ossido anodico.
n.b.
Quanto descritto è frutto di esperienze pratiche ed informazioni tratte
da documenti specifici del settore.
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